Questa è stata la settimana del ciclismo, si sono infatti disputati i mondiali in Ruanda. Questa è stata anche la settimana durante la quale si è discusso molto attorno alla parola “genocidio”. Ebbene nel 1994 in Ruanda in cento giorni, sono state uccuse quasi un milione di persone appartenenti alle tribù dei TUTSI e degli HUTU moderati. Orbene (ma bisognerebbe dire ormale), in una settimana di telecronache in diretta, nemmeno un accenno su quanto accadde nel 1994 quando il signor Felicien Kabuga, ai tempi l’uomo più ricco del Ruanda, finanziò l’acquisto di mezzo milione di MACHETE e altri strumenti agricoli, dando il via ai cento giorni più sanguinosi della storia Africana. Quello che è oggi il Ruanda è apparso chiaramente in televisione, ma non si può tacere (zero assoluto) sul come lo è diventato.
Mondiali di pallavolo in primo piano, largo al volley sui palinsesti RAI, ascolti che salgono e interesse di nuovi sponsor tramide induzione da volano. Siamo in finale e ci siamo arrivati con grande autorità e slancio. Difficile pronosticare una prossima sconfitta, nell’immediato contro la Bulgaria, così mentre la pallacanestro, negli stessi giorni, nasconde la finale della Supercoppa Italiana all’ombra delle TV a pagamento, la pallavolo spopola sulla TV pubblica. Difficile in questo scenario portare in palestra nuovi ragazzi da avviare al Basket più probabile che si dedichino al volley.