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Pallacanestro da spot pubblicitario porta Schio sul due a due, si va a Venezia e non è sicuramente finita. Ultimo quarto e supplementare da urlo, difese in ginocchio davanti ad attacchi da antologia con Giorgia Sottana che sembra esporre il cartello con scritto “questa è casa mia”. Venezia vuole vincere senza una play maker di ruolo in campo, sembrava fatta ma finalmente Veronica “Cocca” Costanza inizia a far giocare la squadra mettendosi in coda alle compagne ed ecco che l’impossibile diventa realà. Pozzecco- Berkanj costringe Schio a estendere la marcatura sul tiro da tre punti ,almeno fino alla distanza di nove (9) metri, ma quanto può durare? E infatti…

La follia cede (di pochissimo) davanti alla razionalità, perchè la pallacanestro nella sua imprevedibilità, deve avere una logica, essa si esprime attraverso l’interpretazione del ruolo all’interno della squadra. Venezia, in diversi momenti, si esprime come una “macchina senza sterzo” espressione Ragusana, rinunciando a una regista vera come Mariella Santucci, rinunciando ai punti di Matilde Villa che assicura nel ruolo di guardia, affidandosi a Pozzecco-Berkanj senza aver coscienza della strada che lei prenderà. Per la prima volta ho visto Costanza Verona “fare” la regista rimanendone FOLGORATO, le sue compagne sono giocatrici di grande talento offensivo, c’è bisogno che lei armi la loro mano. La Scledense che può fare la differenza, Ivana Dojkic, rimane “nello spogliatoio” consentendo così, alle Lagunari di quasi vincere la partita. Ancora una presenza NAZIONALE, per Lorena Kubaj, anche se una giocatrice fisica come lei, dovrebbe astenersi dal fare il terzo in area contro la difesa schierata. Naturalmente la Lega e la FIP non prevedono nessun tipo di Marketing per questa serie finale che sta esaltando la pallacanestro rosa…tutto nelle grigia normalità.

Pensierino; sintonizzatevi per gara tre, c’è spettacolo!

Di gianni

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