Il mestiere dell’allenatore nell’anno del Signore 2025, si riduce a una visita, più o meno lunga, in una nuova città, poi ti licenziano e quella strana vacanza finisce! Si chiude il trolly e si torna a casa, ma non è stato sempre così. Negli anni della pallacanestro con uno o due stranieri, il coach spesso si immedesimava nella città e quindi nella società. Adesso i contratti sono come dei falò, grande fiammate e poi ceneri, una volta era un fuoco lento che continuava ad ardere per anni interi. Arnaldo Taurisano è stato la storia di Cantù, Rubini e Gamba quella dell’Olimpia Milano. Dan Paterson ha avuto due case, Bologna e poi Milano, anche Valerio Bianchini doppio appartamento; Cantù e Roma. Tanjevich per tutti Boscia, Caserta e Trieste, Cacco Benvenuti addirittura tre; Reggio Calabria dove lui aveva proprio casa, e poi Trapani e Montecatini. Dido Guerrieri grande amore, ricambiatissimo , con Torino, Riccardo Sales ( per tutti il Barone) podestà di Brescia. Tonino Zorzi Doge di Venezia, in tempi recenti Meo Sacchetti a Sassari, Recalcati a Cantù. Sicuramente la memoria mi tradisce (ho scoperto che si usa dire Memory-Byden). Veniamo ai tempi nostri resiste solo Ettore Messina nel capoluogo lombardo, dopo in ogni caso, aver avuto un precedente a Bologna. La classica eccezione che conferma la regola. Per il resto tutto si consuma velocemente, gli allenatori sono stati dispensati nel scrivere la storia delle società, non è più compito loro, eppure molti esempi parlano di boom sportivo a seguito di uomini importanti. Tutto si consuma velocemente, non c’è tempo, tutto e subito altrimente si cambia indirizzo, nemmeno il navigatore satellitare riesce a stare al passo.
Pensierino; piccoli uomini… piccole cose!